Rochenrol (iea!)

Cos’è quella cosa che la dici e non c’è più?
Ovvio. Il Rock’n’Roll. Perché? La risposta è da cercare nell’etimologia della parola (come piace tanto al prof. Chinello): qualcosa come “dondolati e scuotiti”, leggi “fai un po’ il cavolo che ti pare”. È comunque un invito a lasciare il consueto, a smentire l’ovvio, a trasgredire uno stile, a distruggere i fondamenti per i quali esiste un comportamento omologato. Oggi inneggiare al R&R è però affrontare qualcosa di profondamente omologato, uno stile incanalato nell’unica direzione di una moda, come tante. Qui nasce la contraddizione.
Dopo essere nato, secondo il senso letterale della definizione, come una danza e un genere musicale innovativi, continua ad essere unitario e costante per una decina d’anni, lascia poi lo stretto legame con la musica e si afferma come stile di vita. Più o meno contemporaneamente si formano movimenti giovanili, i quali mirano alla loro emancipazione, e si sviluppa la tendenza alla trasgressione. Per la musica, dal Rock’n’Roll si passa al Rock(.) che dura nelle sue numerose e spesso contorte sfumature tuttora. Musicisti che sono capaci di distinguersi nel dimostrarsi artefici in prima persona della propria musica, che si divertono a suonarla e che si identificano con essa, fanno ancora del “Rock’n’Roll”. Nella loro musica si rispecchiano i pensieri di quella gioventù in cerca di una presa di posizione, unità nella coscienza di essere un’entità volenterosa e capace di pensare liberamente e di agire di conseguenza. Persone che non hanno bisogno di essere definite da tratti particolari se non quello del non volere tratti per cui poter essere definiti in modo fisso e vincolante. Massa distinguibile perché composta da coloro che massa non vogliono essere ma che tendono ad unirsi sotto lo stendardo di una mentalità che unica li rappresenta.
Primi segni della crisi: già dai Beatles il R&R è fenomeno commerciale e come tale si affermerà in seguito sino a radicarsi nell’ossimoro che è oggi. Il R&R, da icona di chi aveva la volontà di vivere incondizionatamente e senza renderne conto a nessuno, è divenuto nel tempo parte dei meccanismi che ci rendono al contrario incapaci di ragionare veramente, di scegliere cosa è giusto per (a favore e secondo) noi stessi e di spaziare in pensieri che siano realmente nostri; da arma contro è divenuta arma nelle mani di un sistema al quale ci si voleva ribellare e dal quale ci si ritrova, inavvertitamente, controllati. Il sistema, che è il gruppo di coloro che hanno il potere di scegliere per noi, ha come strumento di controllo delle masse la gestione programmatica dell’omologazione dei costumi, dello sviluppo del consumismo, dell’alternarsi di tendenze, più concisamente, la progettazione delle mode. Tale strumento sfrutta una caratteristica propria dell’essere umano in generale, ma particolarmente accentuata nei più giovani: la necessità di trasgressione, causa prima della stessa nascita del R&R, avversa ora ai principî dello stesso. Il bisogno di cambiamento è infatti incamerato nella programmatica gestione di consumi e tendenze, e su questa necessità si articola la progettazione della moda, con fine di somministrare la trasgressione in dosi sufficienti a sedare tale istinto ed impedire il dilagarne in maniera non controllata dal sistema. Ogni volta che si sente parlare di trasgressione, questa si rivelerà quindi o fittizia o breve a durare, poiché soppiantata da tendenze programmate e programmaticamente diffuse, se non addirittura assimilata nello stesso grande progetto e secondo questo gestita nel suo sviluppo.
Ecco come scopriamo che il Rock and Roll, perde il suo valore se esce dal pensiero interiore dell’individuo, perchè utilizzato contro quello che è il suo stesso significato.
“Rochenrol”, io preferisco scriverlo così, e finché non diventerà una moda, continuerò a farlo.

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